Fegato grasso: mangiare troppo fast food aumenta il rischio

6 novembre 2025 – Consumare almeno il 20% delle calorie giornaliere al fast food è collegato a un aumento del rischio di steatosi epatica non alcolica (o “fegato grasso”). Gli effetti più dannosi si registrano tra quelle persone che hanno già altri problemi metabolici. È quanto ha evidenzia uno studio recentemente pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology.

“Il consumo di fast food è stato collegato al diabete e all’obesità ma ci sono pochissimi dati clinici, o basati sulla popolazione, su come il consumo di fast food influisca sul rischio di sviluppare il fegato grasso, che è una malattia sensibile alla dieta e che può portare a cirrosi e cancro”, ha sottolineato Ani Kardashian, assistente professore di malattie gastrointestinali ed epatiche presso la Keck School of Medicine della University of Southern California. Utilizzando i dati del National Health and Nutrition Examination Survey dal 2017 al 2018, Kardashian e colleghi hanno analizzato 3.954 adulti, di età pari o superiore a 20 anni, per studiare l’effetto dell’assunzione di fast food sul rischio di steatosi epatica. I ricercatori hanno quantificato il grasso epatico, misurato con elastografia transitoria controllata dalle vibrazioni, utilizzando il parametro di attenuazione controllata (CAP dB/m) come variabile continua e categorica con due valori limite convalidati (CAP 263 dB/m e CAP 285 dB/m). Secondo i risultati dello studio pubblicati su Clinical Gastroenterology and Hepatology, il 52% degli adulti ha consumato fast food e il 29% ha ricavato almeno il 20% delle calorie giornaliere da fast food. Dopo l’aggiustamento multivariabile, questo livello di assunzione di fast food era “significativamente associato” a una maggiore steatosi (OR=1,45; 95% CI, 1,23-1,73 per il limite CAP 263 dB/m). “Mangiare un quinto delle calorie giornaliere totali attraverso cibo dei fast food è associato a maggiori quantità di grasso nel fegato”, ha detto Kardashian. “Mentre gli effetti sono modesti nella popolazione generale (punteggio CAP superiore di 4 dB/m), gli effetti sono stati significativamente più deleteri nelle persone con diabete o obesità di base”.

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