‘Minori sempre più vittime di violenze e traumi, più rispetto diritti internazionali’

27 gennaio 2026 – Minori sempre più coinvolti in situazioni violente, traumatiche e gravemente irrispettose dell’età, dei bisogni e dei diritti dell’infanzia. E’ l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) e la Società Italiana di Pediatria (Sip) all’indomani della notizia relativa al fermo di un bambino di cinque anni che sembrerebbe essere stato utilizzato come “esca” per facilitare l’arresto del padre, avvenuto negli Usa. Recenti evidenze scientifiche mostrano infatti che esperienze traumatiche e violente, come detenzione, guerra, deportazione, paura costante o deprivazione di beni essenziali, anche in presenza dei caregiver, aumentano il rischio di disturbi mentali nei bambini come depressione e Ptsd, possono provocare ansia e difficoltà relazionali, e avere effetti cumulativi su benessere psicofisico e sviluppo cognitivo-relazionale, con impatti anche in età prescolare. Tali eventi possono colpire anche i bambini non direttamente coinvolti attraverso la “traumatizzazione vicaria”, confermando come la violenza generi altra violenza. “In coerenza con queste evidenze – dichiarano Elisa Fazzi, Presidente Sinpia e Rino Agostiniani, Presidente Sip – sottolineiamo la necessità che ogni intervento che coinvolga minori in età evolutiva sia realizzato nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali vigenti e delle conoscenze scientifiche consolidate sullo sviluppo infantile”. Le due Società ribadiscono quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo (Onu, 1989), che stabilisce, tra i principi fondamentali, la prevalenza dell’interesse superiore del minore in ogni decisione che lo riguardi (art. 3), il diritto del bambino a una protezione adeguata alla sua condizione di particolare vulnerabilità (art. 3 e 6) e il principio secondo cui la privazione della libertà personale del minore può essere adottata esclusivamente come misura di ultima istanza e per il tempo strettamente necessario, nel rispetto della dignità e dell’integrità psicofisica del bambino (art. 37). “Qualunque strategia che intenda realmente prevenire e ridurre l’uso della violenza nei confronti dei minorenni deve basarsi sul rispetto, sulla diminuzione dell’esposizione dei bambini e degli adolescenti a contesti e pratiche violente e su una maggiore attenzione ai loro bisogni evolutivi e ai loro diritti”, concludono.

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