Senso di fatica che non passa per un cortocircuito nel cervello

16, ottobre 2025 – Già stanchi fin dal mattino, accade a 1 italiano su 10, persone che si trascinano sentendosi prive di energia da oltre sei mesi, senza stare meglio neppure dopo il riposo. Un malessere che si accentua ai cambi di stagione e in particolare nel passaggio verso l’autunno, quando i cambiamenti nella temperatura, nelle ore di luce e nella routine quotidiana aumentano in molti la sensazione di fatica. Secondo gli studi di ricercatori dell’università di Verona condotti nell’ambito del programma MNESYS sulle neuroscienze, il più ampio mai realizzato in Italia e in Europa con circa 800 scienziati a lavoro in oltre 90 centri in tutto il Paese, potrebbe dipendere da un ‘cortocircuito’ nel cervello, meno capace del dovuto di valutare realisticamente quanto sforzo serva per compiere un’azione. Mirta Fiorio e Angela Marotta, del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, lo hanno dimostrato in persone con patologie neurologiche in cui la stanchezza è molto comune, come la malattia di Parkinson, e in persone sane che si sentono più affaticate del normale nella vita di tutti i giorni.

Mirta Fiorio, professore ordinario di neuropsicologia dell’Università di Verona, spiega che esiste un ‘difetto’ nel processo che integra le informazioni sensoriali e motorie che arrivano al cervello e che è fondamentale per il controllo volontario delle azioni. Quando vogliamo compiere un gesto, infatti, il cervello ‘prevede’ le sensazioni che proverà affrontandolo e ne regola l’intensità percepita. “Studiando 77 persone con Parkinson o disturbi neurologici funzionali in cui la fatica è un sintomo frequente e invalidante, abbiamo osservato che nei pazienti con stanchezza patologica, e non in quelli senza, le sensazioni motorie vengono percepite più intense del dovuto: ciò porta il cervello a commettere errori di previsione, ad attribuire un livello di sforzo maggiore alle proprie azioni”, dice Angela Marotta, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Verona. I ricercatori Mnesys hanno quindi studiato lo stesso fenomeno nella popolazione generale. “Anche in chi ha la tendenza più marcata a sentirsi affaticato nella vita di tutti i giorni il cervello ha una minore capacità di ridurre l’intensità delle sensazioni che provengono dai propri movimenti – riprende Fiorio -. Questo fa ritenere le azioni più faticose del dovuto. Potremmo sfruttare tipi di attività fisica, come lo yoga e il pilates, che aiutano a rafforzare la consapevolezza del proprio corpo”, conclude Fiorio.

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